L'omicidio di Aldo Moro

Per quelli della mia generazione, l’omicidio di Aldo Moro è stato uno spartiacque decisivo.
Io ero piccolo, in quell’età in cui tutto quello che girava attorno alla vicenda Moro non poteva che essere incomprensibile, ma la sensazione di un uomo rapito, tenuto in ostaggio e infine ucciso senza che lo Stato – almeno all’apparenza – muovesse un dito, mi ha lasciato una sensazione di disagio che mi sono portato dietro per molto tempo. A quell’età la maggior parte dei bambini viene sconvolta dalla morte di Bambi, a me Moro prima e Berlinguer sei anni dopo – in modo differente, ma altrettanto tragico e “massificato” – mi hanno lasciato un segno indelebile. Ancora oggi ricordo dov’ero e cosa facevo, la piccola televisione in bianco e nero dove le immagini della Renault rossa rimbalzavano uguali, caotiche e tragiche tra i due telegiornali allora presenti. Non potevo certo capire che alla fine degli anni ’70 si era sull’orlo di una guerra civile, non potevo capire le lotte di classe, i movimenti operai, le sigle dei movimenti armati che inneggiavano, da destra e da sinistra, ad una rivoluzione contro lo Stato, ma la sensazione di un uomo solo in balìa di uomini cattivi e armati e con i “buoni” che non facevano che sforzi arraffazzonati e inconcludenti – quando non ridicoli – quella sì che la capivo.

E’ il motivo per cui quello di Moro mi è sempre sembrato un omicidio di Stato; in effetti, se mi si passa la metafora, se proprio lo Stato non ha premuto direttamente il grilletto, quanto meno ha prima caricato e poi messo nelle mani di Moretti la pistola…

Oggi, come da quarant’anni – ad essere precisi quasi ad ogni maledetta ricorrenza della strage di via Fani – si leggono cose nuove, nuovi attori, nuove vicende, si scoprono nuove “leggerezze” nelle indagini e nei giudizi che si sono succeduti nel tempo, dal Moro 1 al Moro Quater, fino agli atti dell’ultima Commissione d’Indagine del Senato del 2015.
E ti tocca rileggere di sedute spiritiche da parte di politici che saltano poi la catena d’indagine informando vertici politici invece di quelli investigativi, e quindi si dà il via alla farsa della perquisizione dell’intero comune di Gradoli invece che di via Gradoli a Roma, come ripetutamente chiesto dalla moglie di Moro; di come poi il covo di via Gradoli viene “fatto ritrovare” – ovviamente vuoto – prima ai giornalisti e poi alle forze dell’ordine; leggi della partecipazione di uomini del SISMI, del SISDE, di servizi segreti americani e di commandos tedeschi; leggi dei servizi francesi che avvisarono quelli italiani del possibile rapimento di Moro molto tempo prima che questo accadesse; leggi di informative dei Carabinieri nelle quali si dichiarava che uomini di svariate colonne delle BR convergevano verso Roma, alcune settimane prima del 16 marzo 1978, per il probabile sequestro di un uomo politico; leggi dell’aiuto richiesto dallo Stato ai palestinesi in nome del lodo Moro, della presenza in via Fani di un membro di spicco della ‘Ndrangheta, delle mitragliette Skorpion “simili a quelle della strage” date in custodia alla stessa organizzazione malavitosa calabrese; leggi di una moto Honda blu con due uomini con passamontagna che prima c’era e partecipava sparando alla strage (Moro 1), e poi misteriosamente sparisce dagli atti (Moro Ter); leggi di Moretti che depone al Moro ter, se non sbaglio, di quattro mitragliette su quattro che si inceppano; ti descrive di un rapimento e di una strage portata avanti da pochi brigatisti in più di quanti fossero gli uomini della scorta (6, 7, 8 contro 5), quando il buonsenso suggerirebbe di essere soverchianti di numero (4 anni prima, per il giudice Mario Sossi, che non aveva la scorta, fu utilizzato un commando di 21 persone!); leggi delle “ingombranti” presenze – in termini di conoscenza dei fatti, se non di partecipazione nascosta a fasi decisive di quei 55 giorni – di gente come Dalla Chiesa e del Generale Delfino… insomma, leggi di tante cose incredibili, insensate, ridicole, farsesche, di zone d’ombra tra apparati dello Stato, di piduisti, di membri di Gladio, degli americani, dei russi…

L'omicidio di Aldo Moro

E poi vedi un responsabile – nel senso di persona con responsabilità di comando, un Ministro dell’Interno – che fallisce miseramente, che appartiene alla P2, che è membro di Gladio e che diventa Presidente della Repubblica. Vedi tanti uomini promossi invece che relegati a ben miseri compiti, vedi lacrime di coccodrillo tra molti dei politici coinvolti, leggi dichiarazioni in cui si sosteneva che già qualche ora dopo il rapimento Moro era dato per spacciato dai vertici politici della DC, vedi tanti tentativi “umanitari” di salvarlo – provenienti soprattutto dalla sinistra, PSI in primis – e sempre frustrati…

Vedi tante cose, tante da farti venire lo schifo. Tante da farti pensare che sì, è una strage, un rapimento ed un’omicidio di Stato.

E ancora oggi Moro ed il suo fantasma inchiodano lo Stato alle sue responsabilità.

E ancora oggi lo Stato a queste, come a tante altre, non risponde…